Sono le 19.40. Avevi detto che dopo quel cartone si spegne. Il cartone finisce, lui chiede l’ultimo, tu sei in piedi da tredici ore e dici sì. Poi ti arrabbi con te stessa.
Dentro trovi le cinque caratteristiche di un limite che regge, come dirlo nella giornata vera, e i tre passaggi per stabilirlo. Due dei tre vengono quasi sempre dimenticati, ed è lì che il limite si sfila.
Non si parla di quali regole avere, ma di come si tiene una regola dopo averla detta.
È per te se metti un limite e poi passi la giornata a controllare che venga rispettato. Se la prendi sul personale quando lui lo testa. Se rimandi il no perché sai già come finisce dopo.
Non è per te se cerchi l’elenco delle regole giuste da copiare: qui si parla di come si tiene una regola, non di quali regole avere. E non è per te se vuoi che obbedisca senza che cambi niente da parte tua.
Qui ci sono i cinque elementi e i tre passaggi: bastano per rimettere in piedi un limite che continuava a cadere.
Se però il punto non è come dirlo ma cosa fare nei venti minuti dopo, quando protesta, quando ti guarda e lo rifà, quando cedi perché sei stanca, quello è il lavoro di Tutto sui limiti: il corso che prende la stessa cosa e la porta fino in fondo.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
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