Sono le sette. Siete tutti stanchi, nessuno ha voglia di niente e manca ancora un’ora alla nanna. L’aria in casa è quella pesante.
Cinquanta sfide da fare insieme, corte. “Camminate come pinguini in ritardo fino alla porta e poi tornate indietro.” Servono a interrompere un momento che sta andando male, non a riempire un pomeriggio.
Le carte si stampano e si ritagliano. Non serve niente da comprare e non serve essere un genitore giocoso: serve cambiare la voce per mezzo minuto.
È per te se hai ripetuto “mettiti le scarpe, sbrigati” quindici volte e siete arrabbiati tutti e due per una cosa che non era niente. Se vi accorgete a fine giornata che non avete riso insieme nemmeno una volta.
Non è per te se cerchi attività strutturate da tavolino: qui si sta in piedi e si finisce in poco.
Una sfida cambia il clima di una sera, e a volte è esattamente quello che serve.
Se però lo stesso momento difficile torna ogni giorno alla stessa ora, non è il gioco che manca: è quello che succede prima. Nell’Accademia si lavora su quello, per quattro mesi e un momento della giornata alla volta.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
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