“Che timido che sei.” Ti è scappata mentre lo dicevi a un’altra mamma, e lui era lì che ascoltava.
Dentro c’è perché è dannoso etichettare i figli, e una cosa che non ti aspetti su quali sono le etichette che pesano di più. Poi i due passaggi per riformularle, e gli esempi delle etichette che usiamo tutti già riscritte.
Non è una lista di parole vietate. Si tratta di dire la stessa cosa in un modo che non gli resta addosso.
È per te se ti senti dire frasi che tua madre diceva a te, e le senti uscire dalla tua bocca proprio quando sei più stanca. Se una parente lo saluta, lui si nasconde dietro di te e qualcuno dice ad alta voce “eh, è timida”, e tu non sai cosa rispondere.
Non è per te se stai cercando la lista delle parole da non dire mai: qui non si tratta di stare zitti.
Riformulare una frase si impara in due pagine.
Smettere di vederlo come il timido, o il lento, o quello difficile, è un lavoro più lungo, ed è quello che cambia davvero le frasi che ti escono quando sei stanca. Nell’Accademia si parte da lì, e il modulo sull’incoraggiamento è uno dei più usati dalle famiglie che lo seguono.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
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