A cena gli chiedi com’è andata e ti risponde bene. Poi si mangia in silenzio.
Cinquanta domande da farsi a turno, grandi e piccoli. “Se potesse piovere cibo, cosa vorresti piovesse?” “Se fossi invisibile per un giorno, cosa faresti?” Sono leggere apposta: aprono senza interrogare, e rispondi anche tu.
Le carte si stampano e si ritagliano. Cinque minuti a cena, e non serve prepararsi niente.
È per te se vorresti sapere come sta davvero tuo figlio e le domande dirette non portano da nessuna parte. Se ti accorgi che le ultime dieci frasi che gli hai detto erano tutte istruzioni: hai messo a posto, sbrigati, ti sei lavato i denti. Se in casa vi parlate quasi solo per organizzare la giornata.
Non è per te se stai cercando uno strumento per farlo parlare di una cosa precisa che è successa: questo è un gioco, non un colloquio.
Cinquanta domande bastano per una sera diversa, e una sera diversa vale più di quanto sembra.
Se però quello che ti manca non è la sera diversa ma sapere cosa fare quando arriva il momento difficile, il gioco non ci arriva. Nell’Accademia la connessione è il primo strumento del percorso, e da lì si va avanti.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
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