Dici che manca poco. Poi dici che è finito. Lui chiede ancora un episodio, tu spegni, e quello che succede dopo lo conosci a memoria.
Questo non è un incontro per farti paura. Ho letto studi e opinioni molto diverse fra loro, e ne sono uscita con una posizione che non è né “guarda quello che vuoi” né “niente schermi, mai”.
Un’ora per capire perché uno schermo si spegne così male, perché conta più cosa guarda che quanti minuti, e quali sono le quattro regole che tengono in casa senza contrattare ogni pomeriggio.
Il numero di minuti giusto per tutti non esiste. Quello che trovi è un perché abbastanza solido da reggere anche quando lui ti dice che ce l’hanno tutti.
Lo schermo è il posto dove si vede la lotta, non dove nasce. Se la stessa scena si ripete anche a tavola, la sera e quando è ora di uscire, allora il punto non è il tablet. Qui capisci perché uno schermo si spegne così male e quali regole tenere. Nell’Accademia si lavora su come si tengono quelle regole quando la casa si oppone: il contratto tecnologico, l’ambiente, le conseguenze, l’accordo con chi sta in casa con te.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
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