Sono le cinque. Senti la prima voce che si alza, poi la seconda, poi il pianto.
Arrivi, e la scena è sempre la stessa: uno tiene il gioco, l’altro urla che era suo. Chiedi chi ha cominciato, e rispondono tutti e due insieme.
Decidi, separi, mandi uno in camera. Cinque minuti di silenzio, poi ricomincia, e tu sei di nuovo lì: giudice e arbitro.
La sera resta il pensiero che non ti lascia: che uno stia diventando la vittima, l’altro il prepotente, e che quei ruoli se li portino addosso.
Ogni volta che entri tu, la lite si chiude senza che loro abbiano imparato niente.
Le liti non nascono da cattiveria. Nascono da due bisogni: sentirsi parte della famiglia e sentirsi importanti. Litigare è uno dei modi per riempirli, quasi sempre per avere la tua attenzione o per far vedere chi comanda.
Ed è qui che il tuo intervento si ritorce. Chi aggredisce ottiene potere, perché ha fatto arrabbiare la mamma. Chi subisce ottiene attenzione. Hanno avuto entrambi quello che cercavano, e la scena si ripete.
Qui non si lavora sui comportamenti, ma su cosa cambia quando passi da arbitro ad allenatore. L’obiettivo non è che smettano di litigare: è che imparino a litigare bene.
Questo corso lavora su una relazione sola: quella tra i tuoi figli. Se però la stanchezza arriva anche dalle mattine, dai pasti e dalle sere, il pezzo che manca non è sui fratelli. Nell’Accademia si costruisce il criterio che regge in tutte le stanze della casa, e la parte sui litigi tra fratelli è già dentro.
È la frase che Giada sente più spesso. La sicurezza resta: se c'è pericolo vero si separa, subito e senza discorsi, perché nel momento della crisi non è il momento delle lezioni di vita. Ma i casi di pericolo vero sono molti meno di quelli che vediamo noi, e ogni volta che entri per separarle stai confermando a una che è quella che aggredisce e all'altra che è quella da salvare.
Sì, perché il corso non lavora sui comportamenti ma sulle dinamiche, e quelle sono le stesse: attenzione, potere, gelosia, competizione, senso di giustizia. Cambiano le parole che userai, non il criterio.
Sì, ed è proprio la situazione da cui parte una parte del corso. I ruoli fissi non si sciolgono dicendo a uno di smettere: si sciolgono cambiando il modo in cui l'adulto entra nella loro relazione. Chi è forte in difesa si allena in attacco, chi è forte in attacco si allena in difesa, e tu non prendi le parti di nessuno dei due.
Con i più piccoli non si comincia dall'ignorare la lite: prima c'è una fase di allenamento, in cui gli si mostra cosa fare al posto di strappare, tipo la mano aperta e la richiesta. È un percorso diverso, non lo stesso percorso fatto più in fretta.
Le parole di Giada sono queste: non possiamo controllare gli altri, possiamo controllare noi stessi. Ci impegniamo a farlo anche se l'altro genitore non è a bordo, e poi capita che vedendo gli effetti gli venga voglia di provare. Non serve che cambiate in due: serve che uno cominci.
Questo corso non è stato scritto a tavolino: sono le registrazioni di tre serate dal vivo in cui Giada risponde a genitori veri, con i loro casi. Dentro ci sono gli script, cioè le frasi da dire nel momento, e le slides scaricabili.
Sì, e non significa che tuo figlio abbia un problema: significa che sta imparando. Giada lo dice così: noi adulti facciamo una fatica enorme a cambiare un nostro comportamento, e pretendiamo che un bambino cambi dopo che gliel'abbiamo detto una volta.
Non è previsto un supporto uno a uno. Puoi però lasciare la tua domanda nei commenti sotto ogni lezione, e ti rispondo io, dal lunedì al venerdì.
Per sempre. Paghi una volta, e puoi riguardare, mettere in pausa e riprendere quando ti serve.
C'è una garanzia soddisfatto o rimborsato di 14 giorni.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
Le risposte funzionano solo nella scena esatta in cui le hai imparate: la frase per il supermercato, il trucco per la nanna, il timer per gli schermi.
L’Accademia ti dà il criterio. Capisci perché tuo figlio fa quello che fa, e la risposta giusta la trovi da sola, anche in una sera nuova.
8 moduli, circa 11 ore di lezioni brevi da 5 a 15 minuti
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