Il ciuccio non lo usa più tutto il giorno. Solo per dormire, dice lui. E in macchina. E quando cade.
Hai provato a nasconderlo. Hai detto che l’aveva preso il gatto. Una sera hai detto che era finito, e alle undici l’hai ritrovato tu sotto il divano e gliel’hai dato per non svegliare tutti.
Intanto te lo chiedono: al nido, la pediatra, tua suocera che dice che i denti si rovinano.
E tu stai in mezzo, fra il doverglielo togliere e la paura di togliergli l’unica cosa che lo calma.
Il ciuccio, il pollice e il seno non sono vizi. Sono strumenti che tuo figlio ha costruito per tornare calmo quando qualcosa lo travolge.
Per questo togliere l’oggetto e basta non funziona: resta il bisogno, senza più niente con cui rispondergli. E il momento diventa una lotta di potere che perdete tutti e due.
Da qui i tre movimenti, in quest’ordine. Il momento giusto lo dicono i suoi segnali, non l’età. Il bambino si prepara prima. Il conforto si sostituisce, non si toglie.
Una cosa da sapere prima di comprare: questa lezione è già dentro il corso Tutto sui limiti.
Questa lezione copre un passaggio solo. Se la scena si ripete anche altrove, ogni volta che dici di no e finisce in pianto, il punto non è l’oggetto ma come si tengono i limiti in casa. È lo stesso motivo per cui il ciuccio diventa un braccio di ferro: nelle poche aree in cui non puoi obbligarlo, tuo figlio va a cercare il controllo che non trova altrove. Nell’Accademia si lavora proprio lì, su tutti i no della giornata. Se preferisci partire da un corso solo, questa lezione è già inclusa in Tutto sui limiti.
No. Questa lezione è uno dei bonus dentro quel corso: se lo hai comprato, la trovi già nella tua area, senza pagare niente in più.
Non lo dice l'età, e non lo dice il nido. Lo dicono i segnali che manda lui, e la lezione parte proprio da quelli: se cominci nel momento sbagliato la fatica raddoppia, anche facendo tutto il resto bene.
È la cosa più comune, e quasi mai è un errore di metodo: era il momento sbagliato, oppure mancava qualcosa con cui sostituire quel conforto. Si riparte, e la seconda volta va meglio perché sai cosa guardare. Non sei in ritardo.
Sì, e c'è una sezione dedicata solo a quello. Il pollice è il caso più delicato, perché non è un oggetto che puoi togliere: si lavora tutto sulla sostituzione e sui momenti in cui lo cerca.
C'è una parte dedicata a come comportarti con i familiari che non ti aiutano. Non serve convincerli prima: serve che il percorso sia chiaro per te, e che loro sappiano cosa non fare.
Non è un corso, è una lezione. Un'ora e quaranta in tutto, divisa in tre sezioni separate: puoi guardare solo quella che ti riguarda, e sei sotto l'ora.
Un pezzo solo, fatto bene. È il modulo sul distacco preso dal corso Tutto sui limiti e venduto da solo: fa una cosa sola, la fa fino in fondo, e resta tuo per sempre.
Sì. Puoi guardarlo adesso e riprenderlo fra tre mesi, quando succede la cosa che ti riguarda.
Genitori Diversi non è un profilo Instagram con dei corsi attaccati. È il posto dove porto quello che uso ogni giorno con i miei tre figli: la Disciplina Positiva.
È un metodo, non un umore. Serve a educare senza scegliere fra il “si fa come dico io” di una volta e l’“asseconda tutto” di oggi.
Nasce dal lavoro di Alfred Adler e Rudolf Dreikurs, ed è in uso da quasi cent’anni.
Le risposte funzionano solo nella scena esatta in cui le hai imparate: la frase per il supermercato, il trucco per la nanna, il timer per gli schermi.
L’Accademia ti dà il criterio. Capisci perché tuo figlio fa quello che fa, e la risposta giusta la trovi da sola, anche in una sera nuova.
8 moduli, circa 11 ore di lezioni brevi da 5 a 15 minuti
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